Ecco come il nuovo farmaco Apremilast repigmenta la vitiligine sulle mani


Il farmaco Apremilast ha dimostrato capacità di repigmentare la vitiligine. Foto mano dopo della cura
Aspetto clinico della mano dorsale destra 13 mesi dopo l'uso di apremilast 30 mg due volte al giorno.

Le estremità (mani e piedi) sono da sempre le “bestie nere” dei dermatologi che si occupano di pazienti con vitiligine. Sono i siti quasi sempre colpiti dalla patologia e hanno, in termini di fallimenti terapeutici o di recidive,  una resistenza ai trattamenti attuali pressoché totale.

Nello stesso tempo le mani rappresentano quella parte del corpo che tutti vorremmo repigmentare per prima perché punto di contatto con il mondo esterno quindi non occultabile agli sguardi incuriositi, se non attraverso schiavizzanti  operazioni di maquillage.

Nello studio che andiamo ad analizzare oggi (clicca qui per leggerlo integralmente in inglese), due ricercatori del dipartimento di dermatologia dell’Università di Toledo, che a dispetto del nome non si trova in Spagna ma nello stato americano dell’Ohio, hanno sperimentato su una 52enne, affetta da vitiligine ventennale, un nuovo farmaco che ha dimostrato di essere in grado di repigmentare proprio mani e piedi.

Nato contro la psoriasi

Il farmaco si chiama Apremilast , un trattamento orale progettato per combattere la psoriasi a placche e l’artrite psoriasica. In Italia Apremilast ha il nome commerciale di Otezla® e dall’inizio di quest’anno ha ricevuto il via libera dell’AIFA per la rimborsabilità ai pazienti psoriaci cui viene prescritto. 

Ora è sperimentato nella vitiligine

E visto che la cosa ci interessa moltissimo andiamo a vedere che cosa i due ricercatori americani scrivono in questa loro ricerca. Innanzitutto la signora sulla quale è stato testato Apremilast ha nei suoi venti anni di vitiligine provato veramente di tutto senza alcun risultato. Un pò il calvario di molti di noi ma in questo caso l’elenco di trattamenti che hanno fallito è davvero impressionante e sono sicuro  sia stata selezionata proprio per questo: tacrolimus, pimecrolimus, crema mometasone furoato, clobetasolo propionato crema, psoralene topico combinato con fotochemioterapia con UVA, triamcinolone acetonide intramuscolare, alefacept intramuscolare, etanercept sottocutaneo, ciclosporina orale , dapsone orale e prednisone orale.  Tutto inutile, tranne l’ultimo arrivato: Apremilast, appunto.

Il farmaco Apremilast ha dimostrato capacità di repigmentare la vitiligine. Foto mano prima della cura
Aspetto clinico della mano dorsale destra 5 mesi e mezzo dopo l’inizio dell’Apremilast.
Il farmaco Apremilast ha dimostrato capacità di repigmentare la vitiligine. Foto mano dopo della cura
Aspetto clinico della mano dorsale destra 13 mesi dopo l’uso di apremilast 30 mg due volte al giorno.

Perché ha funzionato

Per spiegare il funzionamento consentitemi una piccola introduzione in linguaggio “tecnico” ma giuro sarà brevissima. Apremilast ha funzionato sulla vitiligine per lo stesso motivo per il quale si sta dimostrando valido nel trattamento della psoriasi: blocca l’azione di un enzima all’interno delle cellule, chiamato fosfodiesterasi 4 (PDE4). Questo enzima è coinvolto nell’attivazione della produzione delle citochine responsabili dell’infiammazione.

Ricordate le citochine infiammatorie di cui parliamo sempre? TNF alfa, IL 6, IL 8, IL 17 ? Ecco, questo studio rappresenta un’altra importante conferma sul fatto che una loro sovraregolazione (unita alla cascata radicalica da essa scatenata)  rappresenta la causa (finale) delle nostre macchie bianche.

L’utilizzo di Apremilast ha diminuito l’espressione delle citochine infiammatorie coinvolte nella vitiligine attraverso una strada diversa rispetto a quella intrapresa da chi sta mirando allo stesso obiettivo ma cercando di modulare gli enzimi Jak1 e Jak2 utilizzando Ruxolitinib,  il principio attivo del farmaco  JAKAFI®. ( ne abbiamo parlato in questo articolo).

Apremilast però sembra avere delle potenzialità maggiori. Per due motivi. Agisce a livello intracellulare modificando la segnalazione infiammatoria impartendo dall’interno della cellula stessa segnali di diminuzione di attività infiammatoria e aumento dell’attività antinfiammatoria attraverso la citochina IL 10 ed inoltre sembra avere effetti collaterali di gran lunga inferiori rispetto a quelli possibili con il Ruxolitinib.

Qualche riflessione

Ancora una volta non ho motivo di saltare dalla sedia considerato che si tratta di uno studio su una sola persona, quindi da confermare  su una coorte di pazienti più vasta, e per la consapevolezza che va a colpire solo la causa finale quindi è immaginabile che cessata l’assunzione dell’Apremilast la vitiligine si ripresenti. Anche se non è detto.  Se la recidiva avvenisse in una forbice temporale abbastanza ampia questo farmaco potrebbe rappresentare per noi un potenziale trattamento. In attesa di ulteriori conferme  restiamo però con i piedi ben piantati per terra. Tuttavia voglio condividere con voi, nell’immediatezza della notizia, due riflessioni che veramente spalancano le porte alla speranza.

Innanzitutto mi ha molto colpito vedere le foto della mano e dell’avambraccio della signora perché ho subito pensato quanto sia portentosa  Madre Natura che a distanza di venti anni conserva ai melanociti la forza di ricominciare a produrre melanina, colore. E poi…se ormai si conoscono gli obiettivi da colpire, chi potrebbe escludere che sulla Terra ci sia un “pazzo” che riuscirà a modulare queste citochine con una sostanza naturale magari già disponibile? Ancora una volta…Buon Natale!

Aggiornamento:

Ho appena inviato una mail per sapere se sono disponibili ad inviare ulteriori foto, magari più nitide, circa i miglioramenti. In caso di risposta positiva provvederò ad integrare l’articolo con nuove immagini. 

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11 Comments

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    1. Un altro articolo che va a integrarsi ad altri studi importanti pubblicati in questo blog. Giusto rimanere con i piedi per terra ma è anche giusto essere ottimisti. Cura dell’intestino, atteggiamento positivo possono sicuramente contrastare la vitiligine, gli studi sono dalla nostra parte!

  1. Stupefacente…..non solo per i risultati ottenuti con quel tipo di cura ma soprattutto per l’impegno profuso da Domenico che nonostante le angherie di chi non sa come impiegare il tempo, lui persevera nel trovare a tutti i costi una soluzione al nostro problema…..anche per coloro che subiscono l’invidia e la cattiveria nei confronti di Domenico. Solo per precisare….la soluzione sarebbe per tutti! Grazie Domenico….grazie di tutto

  2. Buonasera a tutti, articolo molto interessante. Io un po di tempo fa avevo letto qualcosa su di una crema, mi pare prorimilk che pare abbia buoni effetti sulla psoriasi…mi viene ora da pensare che magari potrebbe averli anche per la vitiligine…

  3. Caro Domenico, da molti decenni sono affetto da vitiligine e leggo sempre con molto interesse i tuoi articoli. Anch’io cerco di documentarmi il più possibile e dalle mie continue ricerche ho dedotto che la vitiligine e il Parkinson sono provocati da un medesimo amminoacido: il diidrossichinone. Questo si origina dal dismetabolismo della dopamina ed ha forti potero depigmentanti, con un’azione erosiva nei confronti dei melanociti e delle cellule nigrali.
    Sarei felice di poter discutere e confrontarmi con te. Raffaele

    1. VITILIGINE E PARKINSON: nel diidrossichinone la stessa causa.
      E’ una malattia cutanea in cui appaiono macchie bianche quasi sempre su tutto il corpo, con notevoli danni estetici e psicologici: è la vitiligine.
      La pigmentazione avviene attraverso la produzion di melanina ad opera dei melanociti, che si trovano nella parte più profonda dell’epidermide a contatto col derma. L’amminoacido tirosina, nella pelle sana, sotto l’azione dell’enzima tirosinasi viene catalizzato a dopamina prima, a dopachinone dopo, a melanina infine. C’è anche una vitiligine del cervello (morbo di Parkinson) con depigmentazione della “substantia nigra” provocata dallla mancanza di dopamina, la stessa che viene coinvolta, in modo diverso, nella patogenesi della vitiligine.
      Partendo da osservazioni sul predetto morbo ho notato che la dopamina,la cui espressione chimica va identificata nella DIIDROSSIFENILALANINA, nella pelle vitiliginosa non viene catalizzata a dopachinone ma si scinde, per problemi genetici, nel gruppo 2(OH) e in derivati fenolici.
      Tale gruppo 2(OH), legandosi col chinone, dà origine alla formazione del diidrossichinone, il quale ha forti poteri decoloranti e depigmentanti, con una azione erosiva nei confronti dei melanociti e delle cellule nigrali.
      Col predetto dismetabolismo viene a crearsi, inoltre, una carenza di DOPACHINONE, il quale ha molte importanti funzioni, alcune delle quali sono tuttora sconosciute alla ricerca medica.
      IL DIIDROSSICHINONE E’ LA CAUSA DELLA VITILIGINE E DEL PARKINSON!
      La cura, quindi, dovrebbe consistere nel saper inibire e combattere tale diidrossichinone con un adeguato agente chelante o con altri agenti acidi, in grado di invertire il processo di sofferenza del suddetto amminoacido.

      1. APREMILAST e ROFLUMILAST
        C’è una molecola (Roflumilast) che, proprio come Apremilast, riduce l’attività della fosfodiesterasi 4 (PDE4).
        Eppure le due predette molecole sono indicate per patologie molto diverse tra di loro.
        Vorrei ricordare che Apremilast (costa 1251,17 euro) cura l’artrite psoriasica e la stanno sperimentando, a Nizza, contro la vitiligine di 80 pazienti.
        Roflumilast invece costa in Italia solo alcune decine di euro ed è indicata per la broncopneumopatia cronica ostruttiva.
        Concludo affermando che tutte e due le molecole hanno potere antinfiammatorio con la stessa attività sul sistema immunitario.

  4. Dal dismetabolismo della dopamina un amminoacido (Diidrossichinone) che provoca “o” la vitiligine “o” il Parkinson .