Un laser ad anidride carbonica (CO) puntato sulla vitiligine di mani e piedi


il laser ad anidride carbonca CO2 si sta sperimentando nella vitiligine

Da circa cinque anni  i ricercatori che studiano la vitiligine hanno iniziato a guardare con sempre maggiore attenzione ad un tipo di laser impiegato sino ad ora dalla dermatologia estetica. 

Premetto e confesso di non nutrire molta fiducia in queste apparecchiature, considerata la mia fallimentare esperienza personale con il laser ad eccimeri in trattamento ospedaliero. 

Ma, a parte il dovere di cronaca del Blog, qui ci troviamo di fronte ad un macchinario dal funzionamento decisamente diverso dal laser ad eccimeri quindi andiamo a vedere di cosa si tratta. 

Prima di proseguire, se già non lo hai fatto, ti va di lasciare il tuo “mi piace” sulla nostra pagina facebook? 

 

Scopriamo il laser ad anidride carbonica

Il laser CO2 frazionato è un laser molto particolare, in quanto emette un raggio ad anidride carbonica con una lunghezza d’onda di 10600 nm. che agisce sull’acqua contenuta nelle cellule, determinandone la vaporizzazione a cui fa seguito un naturale processo di rigenerazione

Il suo meccanismo di azione permette di agire in profondità nei tessuti, lasciando integra la superficie cutanea, di conseguenza i tempi di guarigione e di ripresa delle normali attività si abbreviano molto.

La sua azione sulla vitiligine si fonda sulla capacità di diminuire nel tessuto trattato le quantità di alcune citochine proinfiammatorie quali la IL 17 che, insieme alla IL 6, è sempre rilevata nei siti colpiti da vitiligine. Un’altra citochina proinfiammatoria che questo laser sembra disattivare è la IL 23. 

Si, insomma, tutti i prodotti attraverso cui il sistema immunitario attiva l’infiammazione, come ormai sappiamo benissimo. 

E vediamo se funziona

Uno dei primi studi relativi alla sua applicazione sulla vitiligine è un lavoro coreano del marzo del 2012 pubblicato sul prestigioso British Journal Dermatology (clicca qui per leggere lo studio).

I ricercatori hanno diviso i pazienti con vitiligine in due gruppi: uno trattato con laser CO2 e successive sedute di lampade Narrow band (NB) UVB e l’altro con sole lampade NB UVB. Il primo gruppo ha ottenuto risultati migliori. 

Altri studi successivi sembrano confermare che questo tipo di laser in associazione con lampade NV UVB , corticosteroidi, immunomodulatori o altri agenti, possa offrire risultati migliori rispetto al singolo agente impiegato. 

Nell’agosto 2014 ricercatori libanesi dell’università di Beirut, dipartimento di dermatologia,  hanno pubblicato i risultati di uno studio di efficacia del laser CO2 abbinato all’esposizione solare (clicca qui per leggere). Dopo i trattamenti i pazienti venivano invitati ad esporsi al sole per due ore ad esposizione. Alla fine dello studio il gruppo laser+sole si era repigmentato più del gruppo di controllo che si era esposto esclusivamente al sole. I miglioramenti nei pazienti laser+sole erano meno evidenti nelle zone articolari come mani, piedi e ascelle mentre considerati buoni erano i risultati sulle macchie di viso, collo e gambe. 

Letto questo mi sono chiesto se questo laser in abbinamento ad altri agenti potrebbe funzionare nei punti che più ci interessano ovvero mani e piedi, da sempre considerati regni incontrastati delle macchie di vitiligine.  

Lo so che vi si è illuminato il volto e che state pensando: “bravo, a me questo interessa!” e quindi andiamo a vedere se almeno questa volta stanno mettendo a punto qualcosa che possa avere risultati sulle estremità.

Funziona su mani e piedi?

Uno studio di quattro ricercatori del  dipartimento di dermatologia, Jundiaí Medical School, San Paolo, Brasile, (clicca qui per leggerlo) ha provato ad utilizzare il laser CO2 in combinazione con betametasone (cortisone) e acido salicilico sulle mani di pazienti con vitiligine refrattaria. I risultati sono stati buoni e superiori a quelli ottenuti solo con cortisone e acido salicilico. 

Una conferma dei risultati conseguiti nel 2016 da un gruppo di ricerca universitaria thailandese (clicca qui per leggere) che ha testato specificatamente sulle mani il laser CO2 in combinazione con clobetasolo propionato e raggi NB UVB. Il 23,1% dei pazienti ha ottenute repigmentazione sulle mani valutata da buona ad eccellente. 

Insomma una speranza per mani e piedi mentre a livello di repigmentazione  generale sembra  che uno studio di revisione pubblicato proprio in questi giorni (clicca qui per leggerlo) promuova a pieni voti l’associazione di questo laser con altri agenti. 

Infine, diamo un’occhiata all’ultimo studio non mirato sui distretti articolari  che è dell’agosto di quest’anno. Sul Journal of Cosmetic Dermatology è stato pubblicato l’esito di un lavoro di un gruppo di ricerca della facoltà di medicina dell’università del Cairo. Sono stati arruolati 80 pazienti con vitiligine non segmentale e divisi in tre gruppi. Il primo trattato con laser, iniezione di plasma ricco di piastrine (PRP) e laser NB UVB. Il secondo trattato solo con PRP e il terzo solo con NB UVB. 

Il gruppo laser e PRP ha raggiunto i migliori risultati in termini di repigmentazione e soddisfazione del paziente. Infatti Il 60% dei pazienti ha sviluppato una ripigmentazione superiore al  50% e il 40% dei pazienti ha sviluppato una repigmentazione superiore al  75%. Nel gruppo laser e NB-UVB, il 5% ha sviluppato la repigmentazione superiore al 75% e il 25% ha sviluppato la repigmentazione superiore al  50%. Solo il 10% dei pazienti ha sviluppato una repigmentazione superiore al 75% nel gruppo laser e solo il 20% dei pazienti ha sviluppato una repigmentazione superiore al  75% nel gruppo PRP.

Per carità, nessuna notizia da farci saltare dalla sedia per l’entusiasmo. Tanto più che, come al solito si cerca di curare la macchia ma non la causa.

Però…se dei ricercatori trovassero la combinazione giusta per ridare il colore a mani e piedi…beh… dalla sedia potremmo anche saltare volentieri.

P.S. Se vi state chiedendo dove trovare una struttura che possieda questi laser credo che ogni reparto di dermatologia dei più grandi ospedali italiani ne possieda uno. Come il dipartimento di dermatologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Occorre capire se esistono dermatologi pionieri che, sulla scorta degli studi che avete letto, vogliano sperimentare questi nuovi protocolli. 

Alla prossima. 


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2 Comments

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  1. Il nonno di un compagno d’asilo della mia nipotina ha lavorato col primario della dermatologia del S. Raffaele. A suo dire questo prof usa questo macchinario con buoni risultati. A me lo ha consigliato.