Vitiligine ed intestino. I guai che può procurare un microbiota alterato


Nell’articolo precedente abbiamo visto come elementi chimici che ogni giorno siamo costretti ad ingoiare possano diventare la chiave di avviamento di patologie c.d. autoimmuni come la vitiligine (clicca qui per rileggere l’articolo) . Parliamo di elementi chimici come il glifosato, rintracciato nella pasta e nei prodotti da forno, pesantemente accusato di causare autoimmunità attraverso l’alterazione della flora batterica e del sistema endocrino.

Rapporti strettissimi: cervello e intestino

In questo nuovo articolo, come sempre attraverso la lettura degli studi scientifici, ci occuperemo di approfondire la correlazione tra cervello, intestino e pelle cercando di capire i nessi attraverso indizi, correlazioni ed interazioni. E, sopratutto, cercando di comprendere quali provvedimenti possiamo attuare materialmente per cercare di contrastare la vitiligine anche attraverso una gestione ottimale del nostro ventre.

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Che in presenza di un microbiota intestinale alterato si rilevi un alterato sistema immunitario non mi sembra ci siano più dubbi. Acclarato è infatti il rapporto strettissimo tra flora batterica intestinale e risposta immunitaria locale e sistemica. 

Il punto è capire cosa influenza cosa, ovvero se se un sistema immunitario squilibrato danneggia la flora intestinale o viceversa. La Comunità di ricercatori dibatte con un numero impressionante di studi. Ma c’è un elemento nelle nostre indagini che dobbiamo sempre tenere presente.

Un pensiero negativo, un trauma, un incidente, un’operazione ed ecco spuntare la vitiligine o peggiorare le macchie esistenti. Un evento stressogeno passa dal cervello, quindi dall’ipotalamo e diventa reazione ormonale, endocrina. Altera il sistema immunitario. Un sistema immunitario alterato modifica, squilibrandolo, il microbiota. 

In uno studio pubblicato nel Febbraio 2006 su Gastroenterology,  alcuni ricercatori del Dipartimento di Anatomia e Neuroscienze dell’Università di Cork – Irlanda (clicca qui per leggerlo), hanno dimostrato come la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) sia correlabile ad una disfunzione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.

Lo studio ha accertato come il cortisolo e le citochine proinfiammatorie interleuchine (IL) -6 (insieme al suo recettore solubile) e IL-8,  fossero elevati in tutti i soggetti affetti da IBS esaminati (diarrea predominante, stitichezza e alternanza), anche se l’aumento è stato più marcato nel sottogruppo “stitici”. Citochine proinfiammatorie coinvolte nella patogenesi della vitiligine così come in altre patologie c.d. autoimmuni. 

Attivata la cascata infiammatoria infatti il pulsante montato sul nostro organismo già predisposto all’autoimmunità è stato schiacciato. Da lì a poco vedremo comparire la prima macchia bianca di vitiligine, o sparire una ciocca di capelli o attaccare la tiroide, le articolazioni ecc.

Quello che dobbiamo capire, e ora cercheremo di vedere come lo spiega la Ricerca, è se questo collegamento funziona anche in senso inverso. Ovvero se uno volta squilibrata la flora ormonale questa possa incidere a sua volta sul sistema endocrino, quindi potenziare la patologia autoimmune con un mantenimento costante dell’infiammazione. 

 

L'intestino è collegato al cervello in maniera diretta quindi coinvolto nelle patologie autoimmuni
L’asse intestinale-cervello (GBA) consiste in una comunicazione bidirezionale tra il sistema nervoso centrale ed il sistema enterico, collegando centri emotivi e cognitivi del cervello con funzioni intestinali periferiche.

Un interessante studio italiano del giugno 2015 pubblicato su Annal of Gastroenterology (clicca qui per leggerlo) raccoglie tutte le prove disponibili dell’interazione bidirezionale ben illustrata nella figura sopra, tra cervello ed intestino. 

E sull’influenza dell’intestino sul sistema nervoso e sul cervello non ha dubbi Leo Galland, un ricercatore americano che sulla rivista scientifica Journal of Medicinal Food nel dicembre 2014 ha pubblicato uno studio nel quale elenca numerosi modi in cui il microbioma intestinale umano influisce sulla salute del cervello (clicca qui per leggerlo) .

Interessante anche il lavoro di una equipe di ricercatori americani ed irlandesi  che sulla rivista  Fronters in Cellular Neuroscience nell’ottobre 2015 hanno dimostrato il legame a filo doppio tra permeabilità intestinale causata dallo squilibrio della microflora e depressione. (clicca qui per leggerlo)

Dopo queste letture sembra chiaro che la connessione tra testa ed intestino non solo c’è ma è anche bidirezionale. Influenzabili a vicenda. Vediamo adesso di scoprire il come ed il perché del nesso tra intestino e patologie autoimmuni. 

Flora intestinale ed autoimmunità

Per capire di più su questa possibile connessione sarà utile iniziare con la lettura di una ricerca americana del 2012  (clicca qui per leggerla) pubblicata su Gut Microbes che affermava: 

è diventato ovvio che le alterazioni di queste comunità microbiche intestinali possono causare la disregolazione immunitaria, portando a disturbi autoimmuni

Sarebbe veramente molto complicato nonché noioso addentrarci nei meccanismi descritti da questo e da altri studi. Pensate che sulla correlazione tra alterazione del microbiota e patologie autoimmuni esistono centinaia di lavori, tutti concordi nel ratificare tale interazione.

Sintetizzando in maniera piuttosto semplicistica, giusto per non ammorbarvi, possiamo dire che le alterazioni del microbiota e le possibili conseguenze in tema di permeabilità delle mucosa intestinale conducono infine alla produzione di quella cascata infiammatoria immunomediata  che abbiamo esaminato come killer del melanocita in precedenti articoli. Con gli stessi elementi infiammatori. 

Batteri di Microbiota intestinale al microscopio
Batteri di Microbiota intestinale al microscopio

Un legame molto stretto  quello tra squilibrio del microbiota e patologie autoimmuni testimoniato da un serie di studi, tra cui anche uno cinese di revisione, che dimostrano come la supplementazione probiotica possa in qualche modo migliorare lo stato infiammatorio nei pazienti con artrite reumatoide (clicca qui per leggere uno studio). 

Non è facile tuttavia individuare i ceppi batterici potenzialmente benefici perchè stiamo parlando di organismi vivi che hanno effetti diversi da persona a persona per cui anche gli studi potrebbero produrre risultati parziali o bias (errori) magari facendo accantonare sperimentazioni dalle potenzialità inimmaginabili. 

Intestino e Vitiligine

In virtù di quanto sopra esposto il legame tra intestino e vitiligine esiste, non ho dubbi al riguardo. Pensate che Il microbiota del colon umano è noto per produrre vitamina K (menachinoni) e la maggior parte delle vitamine idrosolubili del gruppo B, tra cui biotina, acido nicotinico, folati, riboflavina, tiamina, piridossina, acido pantotenico e cobalamina (). Infatti, l’intera informazione genetica della comunità microbica (microbioma) dell’intestino distale umano ha rivelato una varietà di COG (Gruppi Ortodontici Clustered) che sono coinvolti nella sintesi di diverse vitamine essenziali (). 

A differenza delle vitamine alimentari, che sono principalmente assorbite nella parte prossimale dell’intestino tenue, l’assorbimento delle vitamine microbiche avviene prevalentemente nel colon (. I colocociti sembrano essere in grado di assorbire biotina, tiamina, folati, riboflavina, acido pantotenico e menachinoni, indicando che le vitamine prodotte dai microbioti possono contribuire ai livelli di vitamina sistemica e in particolare all’omeostasi delle vitamine nelle cellule epiteliali localizzate. 

Va da se che se il nostro intestino ha una flora intestinale squilibrata, mancante o eccedente di qualche ceppo batterico benefico o dannoso non solo si attiva un perverso meccanismo infiammatorio ma può venir meno la produzione di vitamine necessarie proprio alla melanogenesi, alla formazione del pigmento. Vitamine sistemiche il cui assorbimento da parte di ogni tessuto è totale. 

Tuttavia ad oggi gli studi che indagano sull’influenza dell’intestino sulla nostra patologia sono pressoché inesistenti. Ma ci sono degli indizi.

Nel maggio 2017 una ricerca americana pubblicata sul The Journal of Immunology (clicca qui) ha rivelato di aver selezionato una coorte di individui con vitiligine e profilato i loro microbiomi cutanei in diversi siti del corpo. Ebbene hanno scoperto che i soggetti con vitiligine avevano un microbiota cutaneo assolutamente diverso da quello dei  soggetti sani esaminati come controllo e hanno isolato numerosi batteri associati alla vitiligine. 

Casa possiamo fare

Come specificato nell’articolo “Se hai la vitiligine ecco i 10 alimenti che non devono mai mancarti” (clicca qui per rileggerlo) occorre avere un pò di cura per l’alimentazione.

Bisogna, a mio parere  fornire all’organismo cibi semplici e freschi , proteine, vegetali, grassi, frutta e  una giusta aliquota di cereali . Alimenti che il nostro organismo è in grado di riconoscere come primordiali quindi assimilabili dal nostro intestino. 

Credo sia importante poi assumere quotidianamente un buon probiotico. Una flora intestinale in equilibrio è fondamentale nell’affrontare eventualmente un asintomatico intestino permeabile. Si sceglieranno fermenti lattici vitali, simbionti (di origine umana) e possibilmente composti da più ceppi. Alcuni agiscono di più a livello del lume (cavità) intestinale e altri di più sul versante immunitario. Una buona cura deve durare parecchi mesi e non qualche settimana.

Bisogna rammentare però che il sistema ecologico intestinale è composto non solo dalla flora, ma anche dalle strutture mucose e immunitarie. Spesso il solo intervento con probiotici non sortisce l’effetto sperato proprio perché non si è agito contestualmente anche sulle altre componenti. Insomma, “buttare dentro” probiotici non sempre è sufficiente specie in una sindrome da intestino permeabile. 

Sembra che l’assunzione di L – Glutamina sia utile per riparare la barriera intestinale. Si tratta di una sostanza di cui si nutrono gli enterociti, le cellule epiteliali che costituiscono la mucosa gastrica. La Glutamina inoltre è utilizzata per la produzione di muco, che protegge le pareti intestinali, e delle immunoglobuline A (IgAs) secretorie, che sono di fondamentale importanza per la difesa di tutte le superfici mucose. La Glutamina solitamente nel nostro organismo è a livelli ottimali, ma in certe situazioni di stress la richiesta degli enterociti aumenta e si possono verificare delle carenze locali. Ecco che potrebbe essere utile assumerla tramite un integratore. 

Utili possono risultare lo Zinco, il complesso B e la vitamina A. In particolare, lo Zinco è risultato uno dei minerali più carenti nelle persone che soffrono di disbiosi e intestino permeabile. Questo elemento è essenziale per la riparazione, crescita  e integrità delle cellule. 

Ovviamente il Blog  attenzionerà  ogni nuova ricerca incentrata su questi argomenti.

Alla prossima. 

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